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La guida illustra sei percorsi
indicati con colore diverso e descritti in senso orario che partono e
giungono a Borello. Il loro grado di difficoltà viene descritto dal
grafico altimetrico, mentre vengono indicati alcuni tratti dove se ne
consiglia il percorso nei periodi di buona stagione.
E' nata dalla collaborazione fra il Comune di Cesena ed il Gruppo
Ciclistico Borello al fine di portare alla luce degli amanti della
natura, della storia e della bicicletta una parte importante del nostro
territorio attualmente, purtroppo, poco conosciuto, causa anche
l'effetto dell'esodo degli anni cinquanta e sessanta dalle nostre
colline a favore di attività industriali e terziarie collocate in
pianura e ai margini di importanti arterie stradali.
Abbiamo così ritrovato vecchi sentieri, usati prima dell'avvento
dell'automobile e strade inghiaiate in terra battuta che ci faranno
attraversare boschi, rii, pievi, rocche e paesi disabitati che trasudano
di storia. Ci si potrà imbattere in svariati animali selvatici, dalla
volpe al capriolo, dal ghiro alla donnola ad una gamma infinita di
uccelli.
Un viaggio, pertanto, alla riscoperta della nostra storia, delle nostre
usanze, dei nostri luoghi attraverso un mezzo che fa parte della nostra
cultura: la tanto amata bicicletta.
Piero Bonavita
Alfio Tani
Assessore allo Sport
Presidente
Comune di Cesena
Gruppo Ciclistico Borello
clic sulla cartina per ingrandire

Si sale
verso Bora, antico borgo con castello di proprietà degli arcivescovi di
Ravenna successivamente distrutto nel 1350 da Francesco Ordelaffi,
proseguendo per Falcino si scende a Piavola. Si attraversa la
provinciale per salire a Terrabianca fino al Botteghino, osteria-bottega
dei minatori. Sulla strada si fiancheggiano vecchie strutture della
miniera di Sant'Apollinare chiusa nel 1942. Si prosegue per Monte
Cavallo (m. 480) quindi Formignano.
Qui si trovava uno dei più importanti centri minerari della Romagna.
Sono ancora visibili le strutture della vecchia miniera chiusa nel 1962
ed in particolare le "bruciaticce", resti della fusione della pietra
solfifera.
Si scende quindi verso la provinciale per ritornare a Borello.
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Si prende per Cesena, prima di
S. Carlo si gira a sinistra per affrontare la salita che attraversa Formignano portandoci in cima a monte Cavallo (m. 480). Quindi si scende
verso Teodorano,
antico borgo medievale sede di un castello lungamente
conteso, più volte distrutto e costruito. Sin dal 1063 apparteneva alla
chiesa di Ravenna, passò poi nel 1354 a Ludovico Ordelaffi e venne
distrutto dai Fiorentini nel 1424. Ricostruito dagli Ordelaffi, poi
conquistato e saccheggiato dai Visconti nel 1440 per poi ritornare agli
Ordelaffi. Merita sicuramente una fermata per la splendida vista che
offre la balconata al lato della piazza.
Si prosegue nella strada di destra per Meldola, per immetterci nella
inghiaiata che scende nel Rio Salso. Si risale il Rio, poi la strada va
a sinistra e diventa impegnativa fino alla chiesa di Tessello. Questo
borgo era sede di un castello che nel 1371 faceva parte del vicariato
del Montefeltro. Nella storia più recente fu importante per l'estrazione
dello zolfo e si intravvedono ancora i resti della miniera Busca, nella
strada che ci porta a S. Carlo.
Si prosegue quindi verso Borello.
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VERDE
Prima della frazione di S. Carlo si
prende a sinistra fiancheggiando il cimitero per S. Mamante e
proseguendo per la chiesa di Luogoraro, sede di un castello di proprietà
dei Cesenati, distrutto nel 1387 da Giovanni Ordelaffi e successivamente
da Galeotto Malatesta.
Si fiancheggia la chiesa scendendo fino al rio
per risalire verso la chiesa di Paderno. La tradizione dice che, in una
villa di Paderno, moriva nel 423 l'Imperatore Onorio, fratello di Galla
Placida. Mantenendo la destra si scende per un sentiero tecnico che
porta verso S. Vittore. Fu teatro di battaglia nel 1273 fra Cesenati e
Forlivesi. Sorge una antica pieve rifatta nel 1701 e meta di turisti.
Nelle vicinanze vi era l'ospedale dei pellegrini soppresso nel 1403. Si
prosegue nella via Tessello e, costeggiando a monte la zona artigianale,
si ritorna a S. Carlo per Roversano per il vecchio "scurtadur". Feudo
con castello conteso nei secoli, passò dai Cesenati a Guido di
Montefeltro (1275), ritornò ai Cesenati per essere poi dominio ora degli
Ordelaffi di Forlì ora dei Malatesta di Cesena, finendo, nel 1554, alla
famiglia Cacciaguerra per concessione di Papa Giulio III. Rovinato
completamente nel terremoto del 1661, non resta che una torre nera che
domina a distanza la vallata del Savio.
Si attraversa il paese e, prima di S. Lucia, si svolta a destra per una
discesa in mezzo al bosco verso il fiume Savio, che risale costeggiando
capannoni avicoli. Sulla sinistra era situata la miniera di Montevecchio
di cui ancora si intravvedono strutture ed un calcarone. Ci si immette
nella Umbro Casentinese quindi a Borello.

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Ci porta a Roversano dopo aver
attraversato S. Carlo, quindi all'uscita dal borgo si svolta a sinistra
per immettersi in una strada inghiaiata che, dopo una breve discesa,
riprende con una impegnativa salita fino alla chiesa di Montereale. Di
qui a destra per Diolaguardia che fu sede di un antico castello nominato
nelle cronache cesenati fin dal 1136.
Si prosegue fino a svoltare
a sinistra per Ardiano e continuare in una discesa ripida e ad alto
contenuto tecnico fino a valle. Si attraversa il Pisciatello a destra
per inerpicarsi nella strada che porta a Monteleone, un suggestivo borgo
medievale. Feudo dei Roverella poi dei Guiccioli, i quali vi edificarono
un castello baronale ancora bene conservato.
Si prosegue attraversando
la piazzetta per Ciola Araldi. Paese ricco di storia, citato in
documenti che risalgono al 1195, fu successivamente castello dei
Malatesta di Sogliano e qui venne ucciso nel 1324, per essersi iscritto
ai ghibellini, Umberto Malatesta conte di Giaggiolo e figlio
dell'infelice Paolo il Bello.
Si tiene la destra per scendere fino a
riattraversare il Pisciatello e risalire nella impegnativa inghiaiata
che porta a Montecodruzzo. Paese legato ai Malatesta, qui si rifugiò sia
Lancillotto Malatesta, dopo l'uccisione di Francesca, che Giacomo
Malatesta dopo essere scampato miracolosamente alla prigionia dei Turchi
dopo la Battaglia di Lepanto del 1571. Si prosegue per Monteaguzzo, che
fu sede di una antica miniera, per proseguire verso Borello nella strada
asfaltata fino ad immettersi sulla destra nella via Matteri per una
discesa attraente e selvaggia che ci porta agli argini del Savio e
quindi al punto di partenza.

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Da Borello si prende la strada per
Bacciolino e, prima del ponte crollato, ci si inerpica sulla destra per
un sentiero stretto ed ombroso che si immette sulla strada Bora Falcino.
Successivamente si prende una impegnativa discesa che ci porta sulla
strada della Boratella. Questo paese era la sede di una importante
miniera, particolarmente attiva a cavallo del secolo, tristemente famosa
per fatti di cronaca e di sangue.Fu qui che lavorava e viveva Antonio
Mordenti "Barcioclin" che il 7 settembre 1891 uccise, su commissione, il
capo dei socialisti Pio Battistini a Cesena in via Zeffirino Re. Ci si
immette in una impegnativa salita che ci porta a Monte Iottone e,
proseguendo per il borgo Falconara, si attraversa la strada
Mercato-Ciola e si fiancheggia la famosa pieve di Monte Sorbo.
Recentemente restaurata, è una chiesa del tardo periodo bizantino
(VIII-IX sec.) con rifacimenti romanici.
Proseguendo si giunge a Musella, quindi nella strada per Ciola, si
fiancheggia sulla destra alla sommità del Monte S. Vicinio (m. 610), un
tempietto settecentesco a ricordo dell'eremitaggio del primo vescovo di
Sarsina. Sulla sinistra un sentiero ci porta all'antica fonte di S.
Vicinio. Si arriva al borgo di Ciola, sede di un antico castello ora
distrutto, per immetterci in una discesa che ci riporta a Falcino,
quindi attraversando Bora fino a Borello.

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Si ripercorre, nella prima
parte, la strada di quello giallo fino a Ciola, che viene oltrepassata
proseguendo nella strada asfaltata. A due chilometri si sale
l'inghiaiata sulla sinistra scollinando sul monte Vecchiano (m. 598) per
poi scendere ai piedi di Ranchio attraverso Campiano. Saliti a Ranchio
si gira a destra e subito oltrepassata la Banca, ci si immette in uno
dei tratti più suggestivi della guida.
Pur consigliato con terreno asciutto, per l'attraversamento di due fossi
melmosi, merita comunque di essere visto per la rara bellezza dei
sentieri e dei boschi, selvaggi ed incontaminati, habitat naturale di
animali selvatici.
Il percorso misto ci porta ai piedi di Linaro salendo un antico
castagneto e fiancheggiando, a metà di una discesa molto tecnica, il
borgo di Valleripa.
Un breve tratto di strada asfaltata ci riporta a Piavola, di qui a
destra si prende Falcino, (proprietà dei nobili Araldi prima del 1195),
percorrendo tutto il crinale fino a Bora, quindi Borello.

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